Bruxelles, le radici di una guerra spietata.

di Enzo Coniglio

Il 27 dicembre 1978, il mitico Presidente algerino Houari Boumédiènne moriva di una malattia rara che ha fatto pensare ad un avvelenamento progressivo da parte degli oppositori politici. Aveva avviato una politica di equidistanza tra l’Unione Sovietica e l’Occidente, aveva nazionalizzato l’industria petrolifera e avviato una politica di industrializzazione con scarsi risultati, avendo i colonizzatori Francesi eliminato la popolazione di età media – un milione di morti – e non favorito l’istruzione.

Il problema era drammatico: come assicurare un futuro ad un Paese composto per oltre il 50% da ragazzi di età inferiore ai 21 anni?

L’idea vincente sembrava quella di creare un grande gasdotto che portasse il gas algerino in Italia e in Europa e che costituisse un autentico volano di sviluppo non solo agricolo ma anche industriale. E’ toccato alla italiana Snam realizzare dal 1979 al 1983- quel gasdotto di 2420 chilometri, impiegando 2500 uomini, divisi in 40 cantieri: un’opera colossale che ha impiegato un milione di tonnellate di acciaio.

E in effetti la realizzazione del gasdotto ha avviato la costruzione in Algeria di infrastrutture e di numerose istituzioni pubbliche e di imprese con il metodo “chiavi in mano”. Purtroppo,va detto e sottolineato, si è avviato un processo di sviluppo che ha favorito soprattutto le imprese italiane e straniere e ben poco i giovani algerini.

La popolazione algerina, ha continuato a fare quello che faceva prima: emigrare in Francia, soprattutto nella zona di Marsiglia e sostituire i cittadini francesi di origine francese, denominati “pieds noirs” e rimpatriati in parte dagli anni 60, e la cui componente musulmana veniva chiamata “Harkìs”. Agli emigrati algerini, si aggiungevano negli stessi anni, sia in Francia che in Belgio, gli emigrati dalle ex colonie francesi e belghe e gli stessi pieds noirs che ritornavano in Francia.

Io ho avuto il privilegio di abitare per tre anni – dal 1979 al 1982 – nell’Algeria, cantiere d’Italia, e di seguire attentamente le trasformazioni e le contraddizioni ricordate.

Certamente vi state chiedendo cosa c’entri lo scenario ricordato con i devastanti attentati di ieri, 22 marzo a Bruxelles, rivendicati dall’ISIS. A ben vedere, le ragioni profonde di tali attentati non vanno ricercate nelle guerre siriane e irachene ma nel processo di gestione della vasta immigrazione ricordata. Povera gente che ha scelto la via dell’emigrazione nella speranza di condizioni di vita migliore, emarginata e in alcuni casi ghettizzata. Situazione peggiorata dalla grande crisi finanziaria importata dagli Stati Uniti dal 2007.

Sono rimasti i “diversi”, i colonizzati di sempre con modalità diverse ma con due varianti che ne fanno la differenza: la prima variante è che quei ragazzi degli anni settanta sono ora nonni e padri di figli a pieno titolo cittadini francesi o belgi che rivisitano la loro storia e rimproverano ai loro padri di aver abbandonato la loro identità culturale per un piatto di lenticchie che, per giunta è ora dimezzato o negato. Sono cittadini francesi e belgi sulla carta ma non hanno ben poco di cui godere.

La seconda variante è che la straricca e potente Arabia Saudita ha sviluppato al suo interno una corrente islamica estremista denominata Wahabita a cui si ispirano i Jihadisti, i Talebani e i seguaci di Bin Laden e ora i signori dell’ISIS e coloro che negano ogni diritto alle donne e che propongono pene mortali o pesanti amputazioni per “inosservanze religiose”. Un governo che tra l’altro sta finanziando pesantemente la formazione di Imam wahabiti e la costruzione di scuole (madrasa) e di moschee attraverso le quali questa dottrina estremista dell’Islam viene veicolata e trova consensi soprattutto tra quella popolazione araba sunnita profondamente delusa dal trattamento riservato ai loro padri e ora ai loro figli, negli ex paesi colonizzatori, come la Francia e il Belgio. Per i Wahabiti chi non la pensa come loro è nemico da combattere e da abbattere.

La Francia, il Belgio e gli altri Paesi europei lo sanno benissimo da molti anni ma hanno sottovalutato il fenomeno o, comunque hanno evitato di approfondirlo con l’Arabia Saudita, accettando i suoi pesanti finanziamenti in strutture che perseguono una politica contraria apertamente all’Occidente.

Un esempio per tutti. Certamente è corretto che gli Islamici tutti -Sciiti, Sunniti e Sunniti-Wahabiti hanno diritto di avere le loro moschee e diritto al libero culto, purchè non in conflitto con le nostre leggi, ma in cambio l’Occidente avrebbe dovuto richiedere lo stesso diritto per i cristiani nei Paesi arabo-islamici e prevenire che si insediasse in occidente un pensiero che noi abbiamo dovuto combattere per secoli e culminato nella rivoluzione francese. Noi occidentali eravamo pienamente consapevoli ma non abbiamo fatto tutto questo per un puro gioco economico, ed ecco le conseguenze. La recente visita di Renzi in Arabia Saudita è un ottimo esempio di fariseismo acuto.

Ma nel caso specifico dei recenti attentati in Belgio, è da rilevare che il noto quartiere di Molenbeek – Saint Jean, di oltre 80.000 abitanti, alla periferia di Bruxelles, è popolato nella stragrande maggioranza da emigrati, provenienti soprattutto dal mondo arabo. E’ ricco di moschee costruite con il generoso contributo dell’Arabia Saudita ed è gestito da 20 anni da un Sindaco permissivista. Ed è da Molenbeek che viene Salah Abdeslam, autore degli attentati parigini e appena catturato in Belgio.

Queste annotazioni ci fanno concludere che si tratta di un terrorismo che ha profonde radici nei postumi della colonizzazione francese e belga, che non si tratta di terroristi stranieri che arrivano con i barconi e che la soluzione vada cercata nel ripensare la organizzazione e lo sviluppo delle comunità insediate nei territori occidentali e dai contatti in corso con l’Arabia Saudita e con gli altri Paesi del Golfo.

Una cosa è certa: una tale guerra non si vincerà assicurando gli autori materiali degli attentati alla giustizia, o bombardando l’ISIS, ma attraverso un dialogo costante e riforme strutturali da effettuare all’interno dei territori occidentali dove molti Arabi sono cittadini a pieno titolo..

La lotta al colonialismo non è ancora finita!

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>