Confindustria Sicilia.
La banda della “legalità”.

Ricordate la Confindustria degli intoccabili Lo Bello e Montante. La Confindustria dell’antimafia e dei protocolli di legalità. Quella per la quale a ottobre del 2013 venne convocato a Caltanissetta il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica (convocato fuori Roma prima di allora solo in occasione della morte di Falcone). Quella per la quale il  ministro degli Interni Alfano dichiarava: “Sono qui a Caltanissetta perchè è la patria degli imprenditori onesti.”

A guardarla oggi cascano le braccia.

Oggi Montante è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e il castello di Confindustria siciliana sta crollando tra guerre intestine e coinvolgimenti in numerosi filoni di inchiesta.

Ma grazie ai legami con il governo Crocetta e con il governo Renzi restano ancora abbarbicati al potere.

Montante è ad esempio Presidente di Unioncamere Sicilia con il consenso delle 5 Camere di Commercio su 9 commissariate dalla Regione. Ed è ancora Presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta grazie a un decreto del ministro Guidi dell’aprile 2015 che gli proroga sine die l’incarico (anche se in quel momento era già indagato in concorso esterno per associazione mafiosa) sino alla fusione con le Camere di Agrigento e Trapani che, un anno dopo, non è ancora avvenuta.

In un precedente articolo (leggi qui) vi raccontavamo quello che stava succedendo nelle camere di commercio siciliane che venivano sciolte per essere accorpate e si prorogavano gli attuali Presidenti, senza però fissare un tempo preciso in cui la riforma andava realizzata.

A firmare quella scelta è stata la ministra Francesca Guidi che è la compagna di Gianluca Gemelli, al quale raccontava per telefono che i suoi affari potevano dormire sonni tranquilli.

Quando la Guidi proroga Montante a Caltanissetta (e Lo Bello a Siracusa) sa benissimo chi è, considerato  che pochi mesi prima il Gemelli (in curiosa coincidenza con la nomina della Guidi a ministro) era stato cooptato nella giunta regionale di Confindustria e poi nominato come componente dell’IAS, ente che si occupa delle depurazioni delle acque industriali di Siracusa.

E appena due mesi prima di quella proroga, il Gemelli aveva firmato insieme agli altri vertici di Confindustria regionale un comunicato di solidarietà a Montante appena coinvolto nell’inchiesta: “Nessuno pensi di bloccare la squadra aggredendo l’attaccante. Perché al suo fianco c’è un intero sistema fatto di imprenditore onesti. Un gruppo affiatato che condivide tutto, ansie e strategie”. E sul gruppo affiatato non vi sono dubbi.

Va ricordato che Antonello Montante era nella squadra di Squinzi come responsabile nazionale della legalità di Confindustria.

Nel dicembre 2015 Confindustria nazionale, con l’evidente gradimento di Confindustria Sicilia, nomina Gemelli, pupillo di Lo Bello e di Montante, commissario straordinario di Confindustria Siracusa.

Come si vede, tutto si tiene e il sistema “Montante” si disvela ormai nella sua interezza, con le sue coperture e le sue alleanze, prima fra tutte quella con il governo regionale.

La “squadra di Confindustria Sicilia” ha un patto di ferro con Rosario Crocetta e Beppe Lumia a tal punto che, per un lungo periodo, l’assessore alle attività produttive è espresso direttamente da essa (ultima a ricoprire quel posto è Linda Vancheri, legatissima a Montante).

Adesso Crocetta fischietta e prova a prendere le distanze, ma pare che il legame continui.

Il 22 marzo scorso, secondo una notizia (non smentita) del giornale La Repubblica, Montante, Crocetta, e il senatore Beppe Lumia, sono stati visti a pranzo insieme nella pizzeria- ristorante «Il cacciatore», vicino San Cataldo.

I rivoluzionari antimafiosi si accompagnano con assoluta serenità con indagati per mafia.

Il sistema di potere e di affarismo che si è creato è divenuto insopportabile.

Anche per questo la Sicilia ha bisogno di un forte cambiamento e di mandare a casa l’asse PD- Confindustria che l’ha governata negli ultimi anni.

 

 

 

 

Un pensiero riguardo “Confindustria Sicilia.
La banda della “legalità”.

  • 6 aprile 2016 in 8:20
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    mettiamo alla gogna pubblica questa persone, sono indagati per mafia che occupano posti pubblici, non si può, la legge non lo consente. Andiamo sulle tv nazionali a lapidarli, come è possibile che nessuno si sia accorto che queste persone erano indagati per mafia? Non è che, alla fine, ci si accorge che anche loro sono “guardie forestali” (oppure operai forestali, ma per l’opinione pubblica non c’è alcuna differenza) ? Polemica a parte, se queste persone sono indagate, dovrebbero avere la decenza di dimettersi immediatamente, ma siamo in Italia, questo non è ammissibile.

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