Il Referendum non ha raggiunto il quorum.
Ma cresce una nuova coscienza.

 

La storia del referendum sulle trivelle ha un percorso precedente che non è stata raccontata e che vale la pena di ricordare brevemente.

Per la prima volta nella storia della repubblica italiana 9 regioni indicono sei referendum, tutti riguardanti il problema delle trivellazioni petrolifere.

Per evitare il referendum il governo nella legge di stabilità 2015 inserisce norme che recepiscono in parte le richieste dei referendum confidando così che la Corte di Cassazione li considerasse tutti superati. La Corte di Cassazione ritiene invece non superato il referendum su cui abbiamo votato domenica .

Giova ricordare che il recepimento sostanziale dei quesiti ha determinato il fatto che non è più possibile insediare, entro le 12 miglia marine, piattaforme per estrarre petrolio e/o gas. Già questo risultato è stata un importante vittoria che indica un nuovo modello di politica energetica basata sulle rinnovabili e sul rispetto dell’ambiente.

La volontà del governo Renzi di dimostrarsi ossequioso nei confronti delle multinazionali del petrolio e del gas si è a questo punto evidenziata scegliendo di non unificare le date del referendum con le amministrative e costringendoci a spendere oltre trecento milioni di euro, con l’obiettivo di stimolare la non partecipazione al voto per determinare il risultato finale.

E i dati, purtroppo gli hanno dato ragione. Gli aventi diritto al voto erano 50.675.406. Si sono recati alle urne 15.806.788 elettori e, di questi, 13.334.764 (85,64%) hanno votato SI e 2.198.805 (14,16%) hanno votato NO. L’affluenza in Italia è stata del 32,15%, quella degli italiani all’estero del 19,73%. l’affluenza totale è stata dunque del 31,19% e il referendum, dunque, non raggiungendo il quorum non è valido.

In Sicilia l’affluenza è stata del 28,4%, i SI 1.048.825 (92,5%), i NO 84.492 (7.46%). La provincia con la maggiore affluenza e’ stata Trapani (33,3%), seguita da Agrigento (30,63%), Ragusa (29,51%), Catania (29,33%), Palermo (27,54%), Siracusa (27,43%), Messina (26,99%), Enna (25,65%); in coda Caltanissetta con il 22,5%.

Anche il referendum sulle Trivelle va in archivio con un dato di partecipazione che comunque la si pensi non va salutato con soddisfazione. Quando diminuisce la partecipazione non è mai un buon giorno per la democrazia.

Occorre aggiungere però che la presenza del quorum del 50% annulla di fatto la possibilità di svolgere con successo dei referendum e che un quorum così alto include anche persone non in grado di partecipare al voto e anche gli elettori all’estero. Il quorum peraltro non è previsto quasi in nessun paese dove esiste uno strumento di democrazia diretta come il referendum.

Da qui bisogna partire evitando toni trionfalistici, ma allo stesso tempo evitando atteggiamenti rassegnati. Purtroppo il referendum lo abbiamo perso ma si è manifestata una quota significativa di popolo che vuole scelte energetiche diverse ed alternative al petrolio e alla distruzione dei nostri mari, e del nostro territorio.

E’ francamente insopportabile il tono di un presidente del consiglio, Matteo Renzi, che con atteggiamenti e commenti da bullo sostanzialmente dice “hanno perso tutti gli altri, ho vinto io”. Le cifre dimostrano che non è così, e che comunque chi governa ha il dovere di rispondere a milioni di persone che la pensano in maniera diversa dal governo.

In Sicilia la situazione è addirittura peggiore perché qui siamo al mercimonio dei nostri mari e dei nostri territori. Per decenni politiche industriali sbagliate e nocive, hanno impedito uno sviluppo legato alle nostre risorse e rispettoso dell’ambiente e della salute delle persone.

Non bisogna essere grandi strateghi, e non è il caso di Crocetta & Co. , per capire che bisogna ripensare il modello di sviluppo della nostra isola coniugando risorse naturali e storiche, persone e territori.

Ma qui si apre un altro capitolo che evidenzia la necessità di una nuova classe dirigente che metta al primo posto la Sicilia.

Ed è certo che questa classe dirigente non può essere espressioni delle sezioni locali dei partiti italiani.

 

 

 

 

 

 

 

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