INAUGURATO IL PONTE ELETTRICO SOTTOMARINO CON IL QUALE L’ITALIA PRENDE L’ENERGIA ELETTRICA PRODOTTA IN SICILIA IN CAMBIO DI NIENTE.

di Giuseppe Attilio Laudani

 

È stato inaugurato pochi giorni fa il collegamento di trasmissione elettrica tra Sorgente (Sicilia) e Rizziconi (Calabria).

Il nuovo cavo, composto da due terne trifase di collegamento a 380 kV (kilo-volt) in alternata permetterà il flusso di 2 GW (due miliardi di watt) di potenza elettrica tra Sicilia e continente.

Il cavo, che è lungo in tutto 105 km dei quali 38 km sottomarini (che fanno di esso il cavo sottomarino in alternata più lungo al mondo), farà risparmiare almeno 600 milioni di euro all’anno di costi energetici a tutti gli italiani.

Secondo Terna, il nuovo cavo, oltre a migliorare l’affidabilità del sistema elettrico siciliano, permetterebbe di migliorare lo “scambio” di energia tra Sicilia e continente e di esportare la grande quantità di energia rinnovabile prodotta nell’isola.

Ma si tratta realmente di uno scambio di energia?

La risposta non può che essere negativa. Come si può notare dai dati storici (riportati nella tabella) della stessa Terna dal 1997 al 2014 (ma l’export di energia sussiste almeno dal 1973), la Sicilia ha sempre esportato energia verso l’Italia.

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È anche vero che, in mancanza di sistemi di “stoccaggio elettrico” che si stanno sviluppando fortemente solo di recente, il sistema di trasmissione richiede una certa flessibilità per garantire in ogni istante il bilanciamento tra l’offerta e la domanda di energia, tuttavia la flessibilità piuttosto che essere fornita dal collegamento tra Sicilia e Calabria poteva benissimo essere attuata estendendo la rarefatta rete di trasmissione interna alla Sicilia, soprattutto quella a 380 kV, che è quasi assente nell’isola, a parte un unico collegamento nella parte nord-orientale.

Facendo comunque un semplice conto, e trascurando l’inflazione, se la Sicilia avesse venduto l’energia elettrica esportata alla cautelativa cifra di 5 centesimi di euro al chilowattora, dal 1997 al 2014 avrebbe dovuto percepire quasi 1,8 miliardi di euro.

Ovvero ogni anno l’Italia ha sottratto alla Sicilia almeno 100 milioni di euro, che diventeranno certamente di più con il nuovo cavo.

100 milioni di euro che potrebbero benissimo essere utilizzati per ridurre i costi dell’energia per le industrie e per i cittadini siciliani che invece finora paradossalmente hanno persino pagato di più (come si può evincere dal seguente link http://www.lanazionesiciliana.eu/elettricita-la-sicilia-esporta-energia-ma-i-siciliani-la-pagano-di-piu-in-bolletta/ ).

Qualcuno sostiene che la Sicilia senza l’Italia non sarebbe in grado di essere autosufficiente. Questo cavo e l’esportazione a senso unico di energia elettrica dalla Sicilia all’Italia dimostra il contrario.

Concludiamo con una battuta. Se in termini di politica monetaria la BCE ha portato solo adesso i tassi d’interesse nominali a zero, la Sicilia mantiene invece da lunghissimo tempo nei confronti dell’Italia incentivanti tassi d’interessi negativi. Nel caso elettrico (e non solo) la Sicilia ha già riempito direttamente le tasche degli utenti del nord senza alcun intermediario. La Sicilia versa al bancomat energetico pagando le bollette più salate in Italia e il Nord preleva ricavandone persino gli interessi.

L’unità d’Italia continua a non convenirci.

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