La Germania, l’Europa e il fallimento della politica del rigore.

di Enzo Coniglio
Che idea meravigliosa quella che hanno avuto i Padri fondatori del primo nucleo fondatore della Unione Europea che hanno pensato di mettere insieme i Paesi europei coinvolti nella catastrofe umanitaria di 60 milioni di morti, per evitare che una tale tragedia si ripetesse.

Ci hanno provato e ci sono fin qui riusciti, come dimostrano i 70 anni di pace ininterrotta che abbiamo goduto e l’adesione di altri 22 Paesi. Naturalmente non sono tutte rose e fiori, gli acciacchi si fanno sentire e in alcuni momenti si ha l’impressione che la fine del grande sogno si avvicini, com’è naturale per ogni essere vivente, istituzioni comprese.

Ma la posta in gioco – lo sviluppo sostenibile e la pace – è talmente importante che dovrebbe essere impegno di ciascun Paese membro dirimere le controversie e andare avanti uniti. Ma allora perchè tanti ostacoli nell’Unione? Le esigenze dei singoli Stati, dettate soprattutto dai livelli diversi dello sviluppo raggiunto. Basti pensare all’abisso in termini di sviluppo economico, tra la nuova Germania unita che guida i Paesi creditori e i Paesi del Sud Europa indebitati fino al collo che non sanno come sbarcare il lunario, con l’Italia nelle prime fila.

Ed è in questo clima che la Germania di Frau Merkel, con l’appoggio della direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha imposto la famigerata ricetta del rigore, che si è rivelata una autentica calamità per i Paesi meno sviluppati: ricetta universalmente contestata a vantaggio di altre ricette in corso di applicazione come la ricetta fondata sugli investimenti produttivi e quella anti deflazione, che per statuto, deve essere seguita dal Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) pro-tempore, l’italiano Mario Draghi.

Capire la dinamica e le differenze tra queste ricette, ci aiuta a capire il senso profondo del dibattito in corso e ci permette finalmente di superare la divisione puerile del mondo in buoni e cattivi.

Nell’aprile scorso, il ministro delle Finanze Schäuble, ha formalmente accusato Mario Draghi di danneggiare i risparmiatori tedeschi mantenendo i tassi a zero e di avere indirettamente favorito la recente affermazione del partito di estrema destra antieuropeista“Alternativa per la Germania”.

La risposta di Mario Draghi non poteva essere più chiara e tagliente: “La BCE lavora per tutta l’Eurozona e non solo per la Germania…La Bce non obbedisce ai politici ma alle regole imposte dalla sua Mission … Negli ultimi 4 anni, la Bce è stata l’unica a sostenere la crescita nella Eurozona, con la sua politica monetaria e ha permesso ai fondi di realizzare sostanziosi guadagni con la sua politica di acquisto di titoli di Stato”.

Draghi ha ricordato come l’Europa – un progetto incompiuto – cresce molto poco, la disoccupazione è a livelli altissimi e quella giovanile, a livello insostenibile e quindi si impongono delle politiche espansive e non certo restrittive e ha così giustificato il fatto che il 10 marzo scorso ha ridotto il tasso di riferimento da 0,05 a zero; il tasso sui depositi da -0,30 a -0,40 e la concessione di liquidità a brevissimo termine – un giorno – (marginal lending facility) da 0,30 a 0,25. Ha così giustificato l’incremento negli acquisti dei titoli di Stato da 60 a 80 miliardi e l’estensione degli acquisti ai corporate bond almeno fino al marzo 2017. Ha infine ricordato come la missione della Bce è quella di mantenere il livello di inflazione dell’Euro entro una forbice del 2% mentre registriamo una tendenza ad una sostenuta deflazione che va contrastata.

Poi Draghi è passato al contrattacco, precisando che la causa dei tassi bassi è proprio il surplus tedesco. L’aver insistito la Germania sulla austerità durante la crisi nell’Eurozona e non aver aumentato la spesa per investimenti, ha contribuito in maniera decisiva a deprimere la domanda aggregata in tutta l’Eurozona, facendo scendere notevolmente il livello dell’inflazione e obbligando la Bce a intervenire per riportarla vicino al 2% come prevede la sua mission.

Da questa diatriba quanto mai utile, comprendiamo che la Germania di Frau Merkel e Wolfgang Schäuble ha fatto autogol con la ricetta del rigore e con il voler far coincidere gli interessi dell’Europa con quelli della Germania! Paradossalmente, facendo male all’Europa – e che tipo di male – la Germania ha fatto male a se stessa, sia economicamente, sia politicamente.

Cambierà qualcosa? Di questa diatriba, paradossalmente, chi ne potrebbe trarre un beneficio momentaneo è proprio l’Italia che si sta vedendo riconoscere dalla Unione Europea una deroga e una boccata di ossigeno supplementare di 11-14 miliardi che ci auguriamo saranno spesi non per distribuire ulteriori bonus elettorali ma per rilanciare la produttività, gli investimenti e combattere l’allarmante povertà in forte crescita.

 

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