Le riserve naturali sono il nostro “petrolio”.
Occorre evitarne la chiusura.

Ci risiamo, un settore decisivo per accrescere la spendibilità turistica della nostra isola viene sostanzialmente chiuso. Parliamo delle riserve naturali, che sono complessivamente 27 e sono gestite da Legambiente, Wwf, Lipu, Cai, Italia Nostra, Gre, Rangers d’Italia e Università di Catania-Cutgana.

Qualche giorno fa hanno ricevuto una nota dal Dipartimento dell’Ambiente che comunica che la somma di 859 mila euro stanziata per le spese di impianto e di gestione delle aree in questione, “non consente la copertura finanziaria dell’intero esercizio 2016” ma “è sufficiente a garantire le relative attività solo fino alla data del 16 aprile”. A meno che gli enti gestori e i lavoratori che da anni sono impiegati nelle Riserve, non vogliano continuare oltre il termine indicato, utilizzando “eventuali risorse di altra provenienza” o facendosi bastare i soldi stanziati. Risparmiando “nella ripartizione della spesa tra gli emolumenti del personale e i costi di gestione”.

A chiudere i battenti saranno le Riserve naturali: Isola di Lampedusa, Macalube di Aragona, Grotta di Santa Ninfa, Lago Sfondato, Grotta di S.Angelo Muxaro, Grotta di Carburangeli, Grotta dei Puntali, Grotta della Molara, Grotta Conza, Grotta d’Entella, Monte Conca, Capo Rama, Lago Preola e Gorghi Tondi, Saline di Trapani e Paceco, Torre Salsa, Isola delle Femmine, Biviere di Gela, Saline di Priolo, Monte Pellegrino, Complesso Immacolatelle e Micio Conti e Isola Bella

Luoghi di rara bellezza (pensate per esempio all’Isola dei Conigli a Lampedusa – nella foto -).

La Presidente del WWF Italia Donatella Bianchi ha dichiarato: “è un fatto gravissimo e senza precedenti che rischia, da un giorno all’altro, di vanificare l’enorme lavoro di salvaguardia e la corretta valorizzazione dei tesori naturalistici siciliani”. “Si tratta di una decisione incomprensibile e con conseguenze drammatiche non solo per le aree naturali interessate ma anche – prosegue la Bianchi – per i tanti lavoratori che hanno garantito (e garantiscono) la gestione delle riserve”. Azzerare i presidi che hanno garantito la protezione e la conservazione di luoghi unici al mondo sottolinea Donatella Bianchi, “significa lasciare territori che tutto il mondo ci invidia alla mercé della delinquenza, dell’illegalità, del bracconaggio e della criminalità organizzata”.

“Una scelta assurda; – protesta la direttrice delle Saline, Anna Giordano – ci viene comunicato appena tre giorni prima che dobbiamo chiudere”. “Ci era stato assicurato – prosegue Giordano – che le somme mancanti sarebbero state recuperate in occasione di una manovra di assestamento. Che ancora non è stata fatta. Ma quello che più ci preoccupa, è assistere alla mancanza di una volontà politica”.

Il problema, come detto, è legato ai fondi stanziati dalla Regione: in passato circa 3,8 milioni di euro l’anno, scesi quest’anno ad appena 859 mila.

Le riserve naturali sono il nostro “petrolio”. Non solo non vanno chiuse ma su queste bisognerebbe investire soldi e persone. Abbiamo però l’impressione che Crocetta & Co. non abbiano gli strumenti per comprendere una verità così elementare.

Non si può ogni volta che c’è una criticità nascondersi dietro la carenza di risorse economiche.

Le risorse ci sarebbero se solo si avesse il coraggio di eliminare gli sprechi e di pretendere dal Governo tutti i soldi che la Sicilia avanza e che vengono depredati ogni anno.

Ma forse è chiedere troppo a un governo di incapaci.

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