L’ITALIA HA UNA COLONIA: SI CHIAMA SUD

 

Il Rapporto SVIMEZ 2019 dimostra che l’Italia tratta il SUD come una colonia.

O si inverte la rotta o l’Italia non ha più senso.

Per recuperare il gap occorre dare al Sud per molti anni il 50% del totale degli investimenti e delle risorse pubbliche.

 

di Rino Piscitello, Coordinatore Nazionale di Unione dei Siciliani – Sicilia Nazione 

Secondo lo SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) nell’ultimo decennio si è allargato ancora di più il gap occupazionale tra il Sud e il Centro-Nord (dal 19,6% al 21,6%).

Per recuperarlo occorrerebbe creare tre milioni di nuovi posti di lavoro al Sud.

Solo nei primi sei mesi del 2019 l’occupazione sale al Centro-Nord di 137.000 posti di lavoro e scende al Sud di 27.000 unità.

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) del Mezzogiorno nel 2018 è di 10 punti percentuali inferiore a quello del 2008. Al Centro-Nord solo di 2,4 punti percentuali.

Nel 2019 il PIL stimato del Centro-Nord cresce dell’0,3%; al Sud invece cala dello 0,2%.

E a questi dati drammatici se ne aggiunge uno davvero terribile:

dal 2000 ad oggi hanno lasciato il Sud oltre due milioni di persone.

Un milione di questi erano giovani sotto i 34 anni.

Quasi 400.000 i laureati.

Il Sud è quindi in piena recessione, condannato a invecchiare e a diventare definitivamente un mercato per le produzioni del Centro-Nord.

Le caratteristiche vere e proprie di una colonia alla quale vendere merci e alla quale sottrarre risorse.

Nel decreto Mezzogiorno del 2016 era stato sancito l’obbligo per le amministrazioni pubbliche centrali di riservare al Sud una percentuale degli investimenti pari alla percentuale della popolazione, ossia il 34%. La norma è però stata sistematicamente violata e, se anche fosse stata rispettata, avrebbe comportato soltanto una conferma del divario (che almeno però non sarebbe aumentato).

La stessa Unione Europea ha contestato all’Italia la totale inadeguatezza degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno e la mancanza quasi totale di fondi addizionali ai fondi europei da parte dello Stato centrale.

Cosa fare allora?

Occorre invertire la rotta stabilendo che gli investimenti e le risorse pubbliche per il Sud devono ammontare almeno al 50% del totale nazionale (ossia a una volta e mezza la percentuale della popolazione residente al Sud) e di conseguenza per la Sicilia a circa il 13%.

È una follia? No. È soltanto l’unico modo per recuperare il gap economico, occupazionale e infrastrutturale del Sud e della Sicilia.

Altrimenti è proprio l’Italia che al Sud non ha più senso.

 

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