L’ITALIA: IL PAESE DELL’INCERTEZZA DEL DIRITTO.

di Riccardo Compagnino

L’ennesima riforma della legge sul fallimento (l’ originaria è del 1942) dopo quella epocale del 2006 e dopo le recentissime modifiche introdotte successivamente (da ultimo il preconcordato e le misure sulle proposte alternative sulla cessione degli asset aziendali e la procedura per i creditori finanziari) confermano il male tutto italico della “ riformite”.

Un’altra vergogna tutta italiana, altro che certezza del diritto!.

Occorrerebbero adeguati e saggi legislatori ( che sono ovviamente non i parlamentari ma tutti coloro che scrivono la legge), occorrerebbero veri esperti interessati alla qualità della norma più che alla notorietà per l’incarico ricevuto. Legiferare bene per non modificare periodicamente le norme ed assicurare così un quadro di riferimento normativo certo, almeno per un congruo periodo.

Solo degli sprovveduti potrebbero essere allettati ad investire in un Paese – l’Italia – dove le regole fondamentali per l’attività d’impresa sono modificate a distanza di pochi anni ( 2006) e di continuo.

L’attività imprenditoriale più che di agevolazioni ha bisogno di certezze normative e comportamentali da parte di tutti coloro che agiscono nel territorio.

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