Miccichè lascia Forza Italia! Anzi no.
Era solo una provocazione.

di Rosi Ponticelli

Domenica 27 ottobre Miccichè dichiara al Mattino di Napoli: “Lancio un partito per il Sud. Sono pronto a rilanciare un nuovo Grande Sud che faccia l’interesse dei meridionali.”

Lunedì 28 Miccichè dichiara all’Adnkronos : “Resto in Forza Italia. Era solo una provocazione.”

Evidentemente la stragrande maggioranza dei suoi (Milazzo compreso) gli ha fatto sapere che il nuovo partito se lo sarebbe fatto da solo, e quindi è tornato in gran fretta all’ovile.

Ci ha fatto però sapere che non si era trattato di uno scherzo bensì di una provocazione.

A chi e perché non lo ha specificato.

Proviamo allora a capire il significato della parola provocazione facendoci aiutare dai vocabolari on line.

Google. Provocazione: Atto diretto a provocare una reazione irritata e violenta.

Corriere. Provocazione: Atto, comportamento, parola o discorso offensivo o di sfida, che mira a irritare e a provocare una reazione violenta degli altri.

Garzanti linguistica. Provocazione: Parole, atti che inducono a una reazione violenta, anche non voluta.

Chi era che Miccichè voleva far irritare al punto da provocarne una reazione violenta?

Sicuramente quelli che ha fatto irritare di più con le sue continue provocazioni sono i siciliani che non riescono più a tollerare la continua sfida al sentire comune.

Ma al di là di questo, a chi era indirizzata la provocazione di Miccichè?

A Berlusconi? A Musumeci?

La sensazione è che fosse rivolta ad entrambi: “Se non fate quello che dico io, prendo il pallone e me ne vado. E vi lascio nei guai.”

Ma cosa vuole Miccichè?

Da tempo chiede tre cose sulle quali Musumeci non si è mostrato disponibile e Berlusconi non gli ha dato la copertura e l’appoggio richiesto:

  • Interlocuzioni politiche a tutto campo e accordi con tutti quelli che ci stanno. Il trionfo del trasformismo.
  • Distribuzione dei sottogoverni secondo rigidi criteri di appartenenza politica. Il trionfo della spartizione.
  • Rimpasto del governo regionale e cacciata di Gaetano Armao che in questi anni ha fatto con competenza l’assessore anziché obbedire agli ordini di scuderia. Il trionfo della vecchia politica.

Altro che nuovo partito per fare l’interesse dei meridionali.

Questa è la vera posta in gioco della partita.

Il centrodestra in Sicilia sarà in grado di arginare Miccichè e di attuare il programma con il quale ha vinto le elezioni?

Ancora una volta l’unica vera garanzia si chiama Musumeci che si è sempre dimostrato fino in fondo non disponibile a cedere a quelle provocazioni che in Sicilia potrebbero essere facilmente scambiate per minacce o ricatti.

 

 

 

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