MA COS’E’ …. il programma di Quantitative Easing (QE) della BCE?

 

Inauguriamo con questo articolo una nuova rubrica intitolata “MA COS’E’ ….”, dedicata a tutti quelli che vogliono capire ma non sempre hanno gli elementi per farlo.
In questa rubrica tradurremo in modo quasi elementare una serie di argomenti complessi, soprattutto economici ma non solo.
La spiegazione non sarà per niente tecnica, ma solo intesa a fornire un’idea di base sull’argomento. E sarà quanto più neutra possibile per rendere intanto il concetto comprensibile.
Per gli approfondimenti e l’analisi critica ci sarà tempo.
Il Quantitative Easing
Quando la televisione, e più in generale i media, trattano i temi dell’economia capita spesso di imbattersi in termini e concetti spesso ignoti ai profani.
In questo articolo si vuole dare una spiegazione semplice di un concetto che ricorre spesso nei servizi mediatici e nella stampa, ovvero il cosiddetto “Quantitative Easing”, spesso abbreviato con l’acronimo QE.
Cos’è il cosiddetto QE?
Per spiegare il concetto bisogna premettere che uno Stato può finanziare le proprie spese in tre modi: facendosi prestare i soldi dai propri cittadini (direttamente o tramite intermediari finanziari), attraverso l’imposizione fiscale (ovverossia le tasse) o stampando nuova cartamoneta (con quest’ultimo sistema il valore della moneta nazionale si svaluta rispetto a quello delle monete degli altri Stati e quindi l’economia è teoricamente più debole, ma ad esempio sono fortemente avvantaggiate le esportazioni e quindi può crearsi un nuovo volano per l’economia).
Questa terza opzione non è più possibile per l’Italia e per gli altri Paesi che hanno adottato l’euro come loro moneta, in quanto come spesso si sente dire, non senza qualche forzatura, questi Paesi non hanno più sovranità monetaria, ma hanno delegato la stessa alla Banca Centrale Europea (BCE), la quale dirige quindi la politica monetaria per tutti gli stati dell’eurozona.
Dal marzo 2015, la BCE ha lanciato il cosiddetto QE, che consiste di fatto nell’emissione di nuova cartamoneta, e quindi nuova liquidità immessa in circolazione nell’eurozona.
Molti anni fa la Banca d’Italia assolveva il compito di cosiddetto compratore di ultima istanza, ovvero poteva, esaurite tutte le altre opzioni, stampare cartamoneta per finanziare il bilancio dello stato.
La BCE invece non ha questo potere, infatti secondo il proprio statuto non può direttamente finanziare il bilancio degli stati comprandone le obbligazioni, ma tale acquisto può avvenire solo in un mercato, detto secondario, ossia attraverso degli intermediari finanziari come le banche.
La BCE ha come principale obiettivo del proprio mandato il mantenimento della stabilità dei prezzi con un tasso di inflazione vicino al 2% annuo, che, secondo i parametri europei indica un livello di domanda di beni e servizi di un’economia che è in “buona forma”.
Oggi in Italia ed nell’eurozona si è invece in una situazione di deflazione, ovvero di calo dei prezzi.
Se da una parte tale situazione è positiva per le famiglie consumatrici poiché i prezzi si mantengono invariati o in lieve calo, dall’altra segnala una situazione di debole crescita economica.
Per far aumentare il tasso di inflazione e portarlo vicino al valore del 2% annuo la BCE compra titoli di stato dalle banche dell’eurozona che, a loro volta, dovrebbero usare il denaro ricevuto per aumentare i prestiti, a bassi tassi di interesse per chi riceve il prestito.
Il ricevente del prestito dovrebbe di conseguenza aumentare gli investimenti produttivi o i consumi e quindi la crescita economica.
Tuttavia talvolta tale meccanismo di trasmissione del nuovo denaro all’economia reale si complica in quanto le banche potrebbero preferire investire il denaro preso dalla BCE per eseguire attività finanziarie piuttosto che prestare all’economia reale.
Dunque, il ruolo del QE di stimolare l’economia reale si inceppa.
Ecco che la BCE può pensare di ricorrere a misure “non convenzionali” quali il cosiddetto “helicopter drop” (che letteralmente vuol dire “caduta dagli elicotteri”, ovvero come se il nuovo denaro stampato dalla BCE fosse fatto cadere sui cittadini “dagli elicotteri”). In tal caso infatti lo scopo della BCE è quello di bypassare le banche e gli altri intermediari finanziari e fornire il denaro fresco di stampa direttamente a famiglie, imprese e Ministeri del Tesoro dei singoli Stati, supponendo di stimolare così l’economia reale e di superare gli ostacoli che l’intermediazione può causare.
Concludendo, la BCE compra titoli di stato dalle banche dell’eurozona nel tentativo di far arrivare più liquidità all’economia reale favorendo la crescita economica e il tasso di inflazione. Se il passaggio della liquidità dalle banche alle attività produttive reali si inceppa, perché le banche anziché fare prestiti investono in attività finanziarie, allora la BCE può ideare meccanismi diversi per la trasmissione del denaro alle attività produttive e alle famiglie.

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