Storia poco conosciuta di due gravi incidenti a piattaforme petrolifere.
Il 17 Aprile SI al referendum contro le trivelle.

Ci avviciniamo rapidamente al 17 Aprile data in cui si terrà il referendum contro le trivelle. In questo blog abbiamo già espresso la nostra opinione (leggi qui).

Qui vi vogliamo raccontare due episodi avvenuti a tre anni di distanza uno dall’altro e che testimoniano in maniera inequivocabile l’errore insito nella scelta a favore delle trivelle.

Nella notte del 2 luglio del 2013 è affondata nell’Oceano Atlantico il Perro Negro 6, una delle 6 piattaforme marine ‘offshore’ di Saipem, sussidiaria di Eni. Le cause, sembrano da imputarsi al cedimento del fondo marino sotto una delle 3 gambe del Perro. Altro dettaglio: la piattaforma, costruita nel 2009 in Indonesia e capace di lavorare in acque profonde più di 100 metri, si è inabissata precisamente all’altezza della foce del fiume Congo, tra l’Angola e la Repubblica Democratica del Congo (ad una profondità di circa 40 metri).

Il dramma della piattaforma Perro Negro 6, affondata in Congo, dimostra in maniera inequivocabile la questione della sicurezza di questi impianti, proprio quando anche nei nostri mari è in corso un vero e proprio assalto all’oro nero.

In una nota del tempo Greenpeace affermava: “a poco meno di un mese dallo sversamento di petrolio a Gela, Eni é di nuovo sul banco degli imputati. Pensare che la Saipem sarà capace di trivellare in piena sicurezza a 700 metri di profondità nel Canale di Sicilia mentre non riesce a gestire una perforazione a 40 metri in Congo è una follia”.

La piattaforma petrolifera  Perro Negro 6 mentre affonda
La piattaforma petrolifera Perro Negro 6 mentre affonda

Una settimana fa, un incidente in una piattaforma off-shore gestita dalla compagnia britannica Petrofac ha causato uno sversamento a pochi chilometri dalle isole Kerkennah. L’arcipelago fa parte della Tunisia, ma si trova ad appena 120 chilometri dall’isola siciliana di Lampedusa.

Questa vicenda dimostra, secondo Sebastiano Tusa sovrintendente del mare per la Regione siciliana, « i danni che può creare la ricerca petrolifera». Le isole sono conosciute soprattutto per le spiagge mozzafiato: «Da quel che ci risulta – commenta Tusa – la marea si sposta verso nord e dunque verso Lampedusa, ma tutto dipende dal vento”.

A riportare la notizia è anche il portale Greenreport fonte da cui muove la dichiarazione del presidente regionale di Legambiente Gianfranco Zanna  «È una fonte attendibile. Si tratta di un allarme in più, circa ciò che potrebbe un giorno capitare a ridosso delle nostre coste. Non vorremmo che qualcuno adesso trovasse una giustificazione nel fatto che la piattaforma si trova in acque tunisine e che la proprietà non sia italiana».

Episodi che dimostrano di quanto sia insensato avere un atteggiamento pilatesco nei confronti del quesito referendario o, peggio, essere a favore delle trivelle.

Noi continuiamo a credere che dire SI al referendum significa difendere la Sicilia e il Mare Nostrum.

La distanza tra le isole Kerkennah e Lampedusa
La distanza tra le isole Kerkennah e Lampedusa

 

 

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